100 giorni ai Giochi del Tricolore, Reggio Emilia è già in fermento

11 maggio 2009 Commenta

giochi_tricolore_startMancano 100 giorni ai Giochi sportivi internazionali del Tricolore, il grande appuntamento della “meglio gioventù” di buona parte del mondo che ogni quattro anni, dal 1997, convoglia nel territorio di Reggio Emilia migliaia di ragazzi fra gli 11 e i 17 anni. L’ultima volta, nel 2005, erano quasi 5.000. Un tempo si chiamavano Olimpiadi giovanili, ora semplicemente Giochi del Tricolore da quando il Comitato Olimpico Internazionale ha deciso di farle davvero le Olimpiadi riservate ai giovani dai 14 ai 18 anni.

La quarta edizione dei Giochi andrà in scena dal 21 al 26 agosto con il consueto spirito: nel segno più grande dell’italianità, la bandiera tricolore – non a caso nata a Reggio, la città che se ne fregia –, nel segno dello sport e della cultura. Un’opportunità rara per i giovani di almeno quattro continenti di misurarsi in quel gioco che si chiama sport: vale a dire confronto leale, divertente e divertito, senza i toni obbligatori dell’agonismo. Niente lacrime di stizza, niente scene d’isteria collettiva, di genitori avviliti ancor più dei figli. Scorreranno sorrisi in terra d’Emilia, con gente che si parlerà a gesti quando gli idiomi non daranno confidenza.

L’obiettivo non è vincere, a Reggio Emilia, ma stare insieme, conoscersi e condividere un’esperienza per fermarla nella memoria, farla propria per proporla ad altri, una volta tornati a casa. Discorso che vale in primis per i giovanissimi italiani, tutti partecipi di una grande idea, che assomma cultura del territorio, tradizioni e, perché no, gastronomia sublime. Un dato per tutti: molte città da anni gemellate con Reggio Emilia hanno richiesto che l’appuntamento dei Giochi si faccia più serrato, se possibile biennale. Magari dal 2011 quando la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia potrebbe essere un pretesto utile.
Da 12 anni i Giochi del Tricolore sono un fenomeno unico, da prendere ad esempio, con un territorio, quello di Reggio e dei 28 comuni nei dintorni che ospitano le gare, naturalmente predisposto alla coralità in quanto espressione di una comunità che non si affratella nelle sole tragedie. A Reggio Emilia coabitano, da sempre, “il diavolo e l’acqua santa”, due mondi in perenne antitesi (Guareschi li ha così ben testimoniati) che in nome dell’interesse comune, del comune sentire, superano i loro contrasti. Non a caso i Giochi del Tricolore, anche in questa edizione ormai prossima, assommano lo sport a tutto tondo, capace di fare convivere la promozione della pratica sportiva giovanile accanto allo sport sociale.

Di mezzo la Municipalità più attenta, che ha saputo darsi un momento unificante nella Fondazione per lo Sport. Questa ha superato le logiche antiche di un Assessorato allo Sport, sino a fine 2007 presente a Reggio, e ha fatto confluire denaro ma soprattutto energie e idee, in una pluralità di voci che arricchiscono il coro. Il dato più appariscente sono le migliaia di ore di volontari appassionati, gli stessi che in gran numero (oltre 1.000) si faranno carico dei Giochi, in una settimana d’agosto che non si candida certo alle vacanze.
Tutta Reggio Emilia è già in fermento, a 100 giorni dall’evento, perché uno dei segreti, oltre al Villaggio che ospiterà gran parte dei ragazzi, viene dagli abitanti: non pochi reggiani apriranno le loro case, fieri di ospitare chi viene da lontano. Le comunità, soprattutto nell’ambito degli scambi internazionali, consolideranno ulteriormente questa preziosa forma di accoglienza che da sempre le caratterizza. E gli altri faranno i manovali, i carpentieri, i cuochi, i camerieri, ognuno con un incarico preciso.

Le preiscrizioni ai Giochi si formalizzano, per regolamento, entro il 31 maggio 2009. Entro il 15 luglio saranno fissati i calendari, in base all’affluenza. In ogni caso i Giochi contempleranno ben 43 discipline sportive di cui una rassegna di 7 diverse attività dedicate ai disabili che fanno riferimento al Comitato Paralimpico.