“Il segreto dei Giochi del Tricolore? Il lavoro di gruppo”

26 agosto 2009 Commenta

giochi_del_tricolore_logoIl giorno dopo la conclusione della quarta edizione dei Giochi del Tricolore, con la cerimonia di chiusura di piazza Prampolini e lo spegnimento del braciere olimpico, intervistiamo Doriano Corghi, presidente del comitato organizzatore, ed Edoardo Grasselli, direttore dei Giochi.

Quale è stato il segreto della piena riuscita dei Giochi?
Il lavoro collegiale. Siamo riusciti, diversamente dal passato, a creare una squadra con competenze ben definite e non sovrapponibili: l’area sport affidata ad Alessandro Iori; la comunicazione felicemente interpretata da Viviana Ravaglia; la logistica in mano a Claudio Sarti, una garanzia; le relazioni internazionali curate da Barbara Donnici per il Comune e Loriana Paterlini per la Provincia. Infine l’area amministrativa di cui è occupata Monica Rasori, della Fondazione per lo Sport. La squadra ha funzionato al meglio, con il contributo indispensabile del migliaio di volontari che si sono prodigati unitamente ai ragazzi della Leva Giovani. Un grazie va alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, al 118, alle Croci, agli alpini, alle associazioni che a vario titolo ci hanno aiutato, senza dimenticare la Polizia Municipale e le forze dell’ordine – Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza – che hanno lavorato in perfetta sintonia con la Questura e la Prefettura.

A non pochi, però, è andato di traverso che i Giochi non si chiamassero più Olimpiadi del Tricolore.
Agli addetti ai lavori è dispiaciuto mentre la città ha avvertito meno la nuova denominazione. Noi per primi ci siamo trovati spiazzati, dopo tre edizioni, vedendoci negato l’appellativo Olimpiade, dato che l’evento rispecchia e interpreta al meglio i canoni olimpici. Il termine Giochi del Tricolore lo ha imposto il Coni per onorare il richiamo del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, ma torneremo alla carica per riavere l’appellativo di Olimpiade. Lo stesso vicepresidente del Coni Riccardo Agabio, presente alla Cerimonia di apertura, ha detto che si batterà perché le Olimpiadi affinché siano nuovamente “del Tricolore”.

Qualche problema per il pubblico, numeroso alle gare nel circondario ma meno presente nelle prove in città. Come mai?
Va ricordato il periodo in cui i Giochi si sono svolti, in pieno agosto, con Reggio ancora in vacanza: ma la presenza massiccia alla Cerimonia di apertura compensa del pubblico, effettivamente non numerosissimo, che ha assistito alle gare programmate in città. Le note dolenti possono essere ridotte ad una sola manifestazione d’eccessiva esuberanza, diciamo goliardica: un paio di estintori usati nella scuola in maniera impropria, ma la raccomandazione di lasciare il più possibile in ordine è stata seguita alla lettera dai tedeschi e dagli spagnoli che hanno tolto qualsiasi traccia del loro passaggio. E’ andata sicuramente meglio delle altre volte, abbiamo avuto ospiti davvero educati.

Altri incidenti o guai fisici?
Di poco conto, diciamo ridottissimi. Qualche contusione, ogni tanto si è fatto ricorso al ghiaccio e agli antinfiammatori. A proposito, un grazie alla Federazione Italiana Medici Sportivi che ci ha prestato, gratis, i dottori in servizio per l’intera settimana. Gratis anche i giudici e i cronometristi, per dire che gli aiuti sono venuti da più parti, comprese le aziende reggiane alle quali abbiamo chiesto interventi all’ultimo momento.

Dagli sponsor è venuto quanto atteso?
Conad, Enìa e Fondazione Manodori hanno onorato il loro impegno andando persino oltre le promesse. Credo che questo la dica lunga sulla loro qualità.

E la mascotte?
Un’ottima idea, Lino fotografia appieno la simpatia di un territorio e la cordialità della sua gente.