I figli degli immigrati in gara contro i pregiudizi

12 agosto 2009 Commenta

Mauro Del BueEsponente politico di lungo corso (consigliere comunale per 18 anni, presidente dei Teatri per tre, vicesindaco per un breve periodo nel 1987 prima di affrontare la platea nazionale come deputato, sempre in quell’anno e fino al 1994, poi di nuovo dal 2006 al 2008), Mauro Del Bue è dal 9 luglio scorso assessore allo sport del Comune di Reggio nella giunta voluta dal confermato sindaco Graziano Delrio.

Ci offra la sua sintesi dei Giochi, da reggiano, non da politico
“Nella città del Tricolore, simbolo identificativo dell’Unità del Paese, una grande rassegna sportiva quadriennale che si rifà al modello olimpico pone a confronto giovani di Paesi e culture diverse, non delle sole città estere gemellate con Reggio e i Comuni del Reggiano. Questi giovani e i loro accompagnatori si ritrovano, gareggiando in prove sportive, a vivere e scambiare esperienze uniche. Hanno modo di conoscersi e lo fanno in un contesto che arricchisce tutti, anche chi li accosta, persino gli spettatori”.

Un fatto di costume, un fenomeno strettamente connesso al sociale, non un evento sportivo in senso stretto
“Lo sport fa da collante, ma l’agonismo non è certo l’architrave dei Giochi, ai quali partecipano giovani impegnati a dare il meglio di sé gareggiando lealmente. L’impegno, secondo logiche che non tramontano, è esserci, partecipare, non certo vincere. E questo fa la differenza”.

Questa identità particolare è figlia di Reggio e del suo territorio?
Diciamo che è figlia del senso di comunità che permea Reggio e il suo territorio, luoghi dell’accoglienza e della partecipazione, ben testimoniate da chi, in famiglia, ospiterà i giovani atleti e i loro accompagnatori. Poi c’è la realtà del Villaggio olimpico, base operativa per 1.200 stranieri che vi saranno alloggiati e per le migliaia di minori e di adulti che ne saranno ospiti, a pranzo e cena, lungo i sei giorni. Un’esperienza, quella olimpica, che ho avuto il piacere di vivere personalmente a Seul nel 1988, che ho ritrovato nelle dovute proporzioni anche a Reggio durante le precedenti tre edizioni dei Giochi”.

Pensa che i Giochi contribuiranno, almeno in parte, all’integrazione delle comunità di colore presenti numerose a Reggio Emilia, visto che alcuni dei figli di immigrati gareggeranno?
“Me lo auguro, perché gli adulti hanno qualche difficoltà a integrarsi, tendono – loro per primi – a ghettizzarsi. Sarà un grande passo in avanti quella partecipazione, utile a tutti”.

Un appunto negativo, se c’è, riferito ai Giochi
“La denominazione modificata. Un tempo, sino al 2005, i Giochi si chiamavano Olimpiadi del Tricolore L’intervento del Comitato olimpico internazionale a tutela del termine Olimpiade, rivendicato come unico e non cedibile, è stato come minimo inappropriato”.