Lo sport, non solo a Reggio, ha “un’unica bandiera”

21 agosto 2009 Commenta

ragazzi304“Quante bandiere ha lo sport?” Questo l’interrogativo portante della tavola rotonda di stamane in aula Magna dell’Istituto Nobili, per cinque giorni adibito a Villaggio dei Giochi del Tricolore, dove da ieri si accalcano, febbrilmente felici, 1.200 giovanissimi di ventidue Paesi espressione di quattro continenti, la componente straniera dell’evento. All’incontro-dibattito sono intervenuti Mauro Del Bue, assessore allo sport di Reggio; Paola Canova, dirigente dell’assessorato Sport della Provincia; Doriano Corghi, presidente del Comitato organizzatore dei Giochi; Domenico Savino, direttore della Fondazione per lo Sport del Comune di Reggio.

Lo sport – ha detto Del Bue – ha tutte le bandiere che deve avere, ciascuna a rappresentare l’identità di un territorio e della sua gente, ma a noi che teniamo al Tricolore, aldilà e al di sopra di spinte separatiste, preme che lo sport di bandiere ne abbia una sola, quella dei valori fondanti, dei principi che a Reggio, per i Giochi, sono ogni quattro anni celebrati senza retorica“. Gli ha fatto eco Paola Canova, che si è soffermata sul tema dell’abbandono in età precoce, un fatto che non coinvolge certo gli oltre quattromila partecipanti dei Giochi (in età che va dagli 11 ai 17 anni) quanto piuttosto la vita di relazione di tutti noi: “Molti gli stimoli fuorvianti, molte le situazioni sulle quali dovremmo tutti insieme riflettere, perché chi abbandona lo sport in giovane età lo fa perché non vede appagate le sue aspettative. Lo sport, che è indubbiamente agonismo e selezione, andrebbe apprezzato anche nelle sue valenze salutistiche, ricreative, sociali. Bisogna ritornare a insegnare l’importanza della partecipazione, del piazzamtno, aldilà del podio al quale tutti agognano”.

Il presidente Corghi ha sottolineato come “le bandiere sono quelle della convivenza civile, dello scambio di esperienze, della competizione leale, dell’elogio della diversità. Lo sport, non a caso è garantito in tutto il mondo dal volontariato che lo accompagna e lo sorregge. Il volontariato, il dare senza chiedere, è il corollario più felice, il collante più utile dell’attività che si chiama sport.

Domenico Savino ha ricordato la Fondazione per lo Sport, esempio al momento unico di “affratellamento utile, sotto la bandiera dello sport, per unire esperienze e apporti diversi: chi ha denaro conferisce risorse economiche, chi gli impianti le strutture per fare sport, dopodiché ci sono gli apporti di tempo, di volontariato, in una realtà di grande coesione”. Reggio Emilia, al solito, esce trionfante, città olimpica per eccellenza, non soltanto perché ogni quattro anni vi si svolgono i Giochi del Tricolore.