Con l’handbike si rinasce – la testimonianza di Apre

12 agosto 2014 Commenta

 

La vitalità e la gioia di vivere, per la maggior parte di loro, è ricominciata grazie alla bicicletta speciale a tre ruote, l’handbike. Come associazione sportiva dilettantistica, l’Apre Emilia Romagna ha iniziato a pedalare nel 2000. Più avanti aderirà alla Fondazione per lo Sport del Comune di Reggio Emilia.

APRE-Handbike - PARTENZA GARA GAVASSA 1

Partenza Gara di Gavassa – Handbike

Ora l’Apre-Olmedo è un gruppo di persone appassionate di ciclismo che, nonostante l’acquisita disabilità, superando scetticismo e timori, tenta quello che poteva sembrare temerario o impossibile: esplorare il territorio o competere agonisticamente con l’handbike. Gli iscritti sono 18, uomini e donne, sportivi noti e meno noti al grande pubblico, la maggior parte in carrozzina a causa di un incidente automobilistico in giovane età. Fra gli aderenti all’Apre-Olmedo spicca decisamente il nome di Francesca Porcellato, atletica versatile, con un palmarès di medaglie davvero encomiabile, anche olimpiche.

Per Franca Cristofori, sulla carrozzina dai suoi 9 anni, completamente coinvolta nella progettazione dell’associazione, la spinta a cofondare la società sportiva è arrivata dal desiderio di potere fare qualcosa insieme agli amici. Tadeo Bigi invece, presidente di Apre-Olmedo dal 2012, ha dovuto essere conquistato all’idea. “La mia esperienza è iniziata grazie a William Bonvicini, ex presidente di Apre e ora segretario dell’associazione. Non avevo più l’uso delle gambe dai miei 16 anni a causa di un incidente in motorino. Ho raccolto i soldi per comprare la mia prima bicicletta, ma non ne ero tanto convinto; ero titubante, mi sentivo a disagio a mostrarla attaccata alla carrozzina. Usandola mi sono poi appassionato e non l’ho più lasciata da 12 anni”.

Con adesioni convinte da subito o conquistate nel tempo, il gruppo prende corpo e inizia a organizzare e a partecipare a manifestazioni sportive. I risultati, sia individuali che di gruppo, sono spesso importanti, anche a livello nazionale. Ciascuno dei 18 sportivi che formano la società ha la propria storia, che spesso inizia con un incidente sulla strada in gioventù, attraversa crisi personali profonde per poi sfociare in conquiste di vita, gioia e libertà.

APRE-Davide_ZanottiPODIO BELLUNO-FELTRE

Davide Zanotti sul podio a Belluno-Feltre

Davide Zanotti è invece uno di quelli che lo sport non lo ha mai lasciato: lo faceva anche prima dell’incidente e, fin dal suo ricovero in ospedale a Imola, ha conosciuto la possibilità di continuarlo. “Lo sport mi ha aiutato a superare il trauma; ora mi fa vivere meglio, mi fa sentire libero, mi dà energia per continuare ad andare avanti”, dice.

“Corro da 14 anni, mi piace migliorarmi, confrontarmi con gli altri e anche visitare posti interessanti. Questa attività – sostiene Renzo Artoni – ti fa stare di più in mezzo alla gente, oltre che offrirti più autonomia; prima infatti non avevo questa capacità di muovermi in carrozzina”.

“Mi fa piacere spostarmi in modo diverso, sentire l’aria che mi sfreccia in faccia, avere quel senso di libertà, poter coprire certe distanze anche senza auto – dichiara Tadeo Bigi –. Lo sport ha cambiato la qualità della mia vita. Dopo la titubanza iniziale, trovarmi con gli altri, gareggiare, fare gli allenamenti, andare in gita, condividere con il gruppo, è stato bellissimo”.

C’è chi ama di più gareggiare, come Davide Zanotti: “La competizione dà autonomia, ti misura con te stesso, ti dà soddisfazione o delusione, ma, al di là del risultato, ti fa divertire. L’essere contento della mia prestazione, mi dà gioia”. Ricorda con particolare piacere la maratona di New York del 2005 dove, su 120 concorrenti, è arrivato 14esimo, primo fra gli italiani.

APRE-Tadeo_Bigi_a_Pistoia

Il presidente Tadeo Bigi a Pistoia con la sua handbike

C’è chi, invece, ama decisamente solo fare del cicloturismo come Franca Cristofori: “Preferisco la pista ciclabile al circuito – sostiene – per me infatti è importante potere andare e godere del paesaggio, ma deve essere fatto con gli amici, con il gruppo, perché quell’energia ti sostiene, soprattutto in caso di difficoltà. E’ tuttavia più facile partecipare ad eventi agonistici, perché ne vengono organizzati tanti, mentre è più difficile trovare finanziamenti per il cicloturismo. In ogni caso, uso l’handbike dal 2001 e da allora per me le cose sono cambiate, ma da sola non avrei fatto conquistato ciò che ho realizzato”.

Renzo Artoni ama sia il cicloturismo che l’agonismo: “Occorre provarli – sostiene – è infatti ok per la salute, per l’autonomia, ma la parte più importante la gioca la socialità”. Tadeo Bigi, dopo un inizio tutto agonistico, ora rivendica la bellezza pacificante di un bel paesaggio da attraversare. “Come dilettante me la godo – sostiene – e la nostra società appoggia sia chi vuole fare agonismo che chi pratica il cicloturismo”.

 

Diciotto gli sportivi iscritti ad Apre-Olmedo, ma quanti altri si chiudono invece in casa nelle loro difficoltà?

“Non siamo in grado di quantificarlo – risponde il presidente Bigi – in ogni caso so che è difficile trovare l’energia per credere e aver fiducia che è possibile fare queste conquiste. Da non trascurare poi il costo dell’handbike, dai 5 a 6mila euro. Come associazione vorremmo avere i fondi per una nostra struttura e anche la disponibilità di un paio di handbike da fare provare. I nostri finanziamenti, che vengono da Olmedo e dal Parmigiano Reggiano, e dei quali siamo molto grati, non ci permettono di fare questo passo. Tuttavia desidero lanciare un appello: provate, provate perché, così come è successo a me, si può rimanere colpiti dalla possibilità e dall’emozione di uscire in strada. Il farlo crea fiducia, regala vitalità e gioia di vivere”.

APRE-GC1 apre olmedo par reg

La formazione dell’Apre Emilia Romagna

Fondata nel 2000, l’attività dell’associazione del Gruppo ciclistico è molto intensa. Ogni anno sono circa dai 40 ai 50 eventi sportivi a cui partecipano i diversi aderenti del gruppo. Dalle maratone alle gare di campionato, alle manifestazioni promozionali, alle escursioni cicloturistiche, alle gite sociali. A livello individuale hanno conquistato il titolo italiano di handbike femminile 2013, il campionato regionale maschile e femminile 2012,2013,2014. Molte gare e maratone. Come società sono arrivati primi in diverse tappe del campionato specifico e si sono aggiudicati il 4° posto nella classifica finale.

L’obiettivo principale dell’associazione è quello di sviluppare la pratica sportiva per persone con disabilità, finalizzata anche a un recupero riabilitativo e sociale, unendo a questi aspetti anche quello agonistico.

Divertimento e socialità rappresentano quindi gli ingredienti principali dell’attività sportiva del gruppo. Fra i loro progetti futuri, c’è anche quello di organizzare stage specifici con preparatori e strumentazioni adeguate per migliorare le prestazioni atletiche degli atleti di Apre più dotati sportivamente

 

“Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno” – Intervista a Francesca Porcellato

APRE-Francesca_Porcellato

Francesca Porcellato

E’ soprannominata “la rossa volante” per via di quella chioma fiammeggiante e delle sue numerose vittorie. Nata a Castelfranco Veneto nel 1970, Francesca Porcellato è medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Vancouver e detiene vari campionati italiani, europei e mondiali in atletica e sci di fondo. Al suo attivo ha 30 medaglie, fra cui 7 ori, 13 argenti e 10 bronzi. Nel 2008 ai giochi Paralimpici di Pechino è stata la portabandiera ufficiale della squadra italiana e nel 2001 è stata l’ultima italiana e vincere la maratona di New York. Ora gareggia anche in handbike, aderendo alla società reggiana Apre-Olmedo.

E’ paraplegica dall’età di 18 mesi quando un camion, facendo manovra in giardino, l’ha investita. Sportiva versatile, in atletica ha collezionato 10 medaglie alla Paralimpiadi, di cui 2 ori, 3 argenti e 5 bronzi; 9 medaglie ai mondiali, di cui 4 ori, 3 argenti e 2 bronzi; 10 medaglie agli Europei, di cui 7 argenti e 3 bronzi. Nello sci di fondo ha vinto la medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Vancouver nel 2010 e podio e vittorie nella Coppa del mondo. E’ stata insignita di varie onorificenze al merito della Repubblica italiana, tra cui Cavaliere, Ufficiale, Commendatore e del Collare d’oro al merito sportivo.

Cosa l’ha portata a iscriversi all’Apre?

Da qualche tempo cercavo una società che potesse anche fami correre e mi è piaciuto molto il loro approccio e la loro organizzazione che è resa possibile dagli sponsor Olmedo, Parmigiano Reggiano e Triride di Gianni Conte, che ringrazio.

La lesione midollare all’età di 18 mesi non le ha impedito di realizzare i suoi progetti. Mi sembra che tutto sia cominciato quando le hanno dato la sua prima carrozzina, all’età di sei anni. Ce l’ha fatta.

In effetti la prima cosa a cui ho pensato è stata come ‘farla volare’. Sono cresciuta con la mia disabilità e il mio sogno è nato quando non c’erano le possibilità di oggi, ma io ho coltivato quel sogno. Sono sempre stata innamorato dello sport.

Lo sport è stato la chiave di volta per la sua vita?

Lo sport ha soprattutto aumentato la mia autostima e mi ha fatto conoscere le mie potenzialità. Lo sport è perciò un mezzo formidabile.

Ma c’è dell’altro per lei, mi sembra.

APRE-Francesca_Porcellato1

Francesca Porcellato durante una gara

Applico allo sport la mia filosofia, ovvero che la vita è tutta un’opportunità e anche gli accadimenti negativi sono una grande sfida. Sono proprio quegli avvenimenti che spesso ci consentono di trovare nuove possibilità. Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e cerco di valorizzare al meglio le cose che possiedo.

Come fa?

Mi sono guardata e ho visto che avevo due braccia forti; ho puntato su quelle fino a scordarmi di quello che non avevo. Ho lottato, ma dalla vita ho avuto molto di più di quello che potevo immaginare.

–  Come si sente ora?

Sono serena e appagata dalla vita. Ma ogni giorno devo scegliere di vedere il bicchiere mezzo pieno e di lottare per la mia serenità. E poi nella mia vita c’è questo amore e questa grande passione, che è lo sport.

C’è un’aspirazione che vorrebbe esprimere ancora?

Desidererei che lo sport paralimpico venisse percepito alla stessa stregua di uno sport olimpico; lo sport è infatti un unico mezzo per tutti gli atleti di sperimentarsi a 360° delle loro possibilità.